Trasporti autovetture con bisarca

Traspcar Società italiana del trasporto di autovetture con Bisarche

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notizie dei trasporti

Autotrasporto, a chiudere i battenti più di 20 mila aziende negli ultimi anni

05/04/2017

 

Se il 2017 viene indicato dagli esperti un anno di ripresa per l' autotrasporto, di certo non si può affermare la stessa cosa per il periodo che riguarda gli anni precedenti. Quello del trasporto su gomma in Italia, infatti, è un settore che esce con le ossa rotte da una lunga fase involutiva, caratterizzata da una caduta senza precedenti in termini di crescita, competitività e occupazione, e coincisa con la crisi economica generale abbattutasi sul nostro Paese.

 

A fornirci un quadro chiaro della situazione è la CGIA di Mestre con numeri davvero impietosi: nel periodo dal 2009 al 2016 hanno chiuso i battenti ben 21 mila imprese causando la perdita di 70 mila posti di lavoro. Una condizione allarmante che fa dell’autotrasporto uno dei comparti più colpiti dalla crisi economica, secondo solo all’edilizia.

 

Le cause di questo stato di salute cagionevole sarebbero riconducibili a scelte politiche sbagliate, assolutamente non idonee a rendere competitive le nostre imprese. In particolare sono due le principali problematiche ad affliggere il settore secondo la CGIA di Mestre, ovvero gli elevati costi di esercizio e, soprattutto, la spietata concorrenza sleale dei vettori stranieri. Effettivamente, la gestione dell’attività per un camionista è ostacolata da costi eccessivamente elevati, determinati da una morsa fiscale più alta rispetto ad altri Paesi europei e dalla mancanza di infrastrutture in grado di ammortizzare gli stessi costi di trasporto; a ciò si aggiungono accise e pedaggi autostradali ogni anno in costante aumento, e quote assicurative de i mezzi molto onerose.

 

Altro triste capitolo è quello che riguarda la concorrenza sleale dei vettori dell’est, la cui offerta è sicuramente più appetibile sul mercato grazie a tariffe decisamente più basse rispetto agli autotrasportatori italiani, costretti anche a subire pagamenti dilazionati fino a 150 giorni nella maggior parte dei casi. Una situazione che giustifica in parte il crollo progressivo della domanda negli ultimi sette anni, con la conseguenza principale per le imprese italiane di dover essere costretti a optare per la chiusura definitiva dell’attività.